terapia,

  • IL LUTTO: SUPERARE LA PERDITA DI CIO’ CHE C’ERA

     

    lutto

    Si parla di lutto ogni volta che una persona subisce una perdita.

    1. Si può perdere una persona cara per decesso, per trasferimento e a causa di conflitti o di separazione e divorzio.
    2. Si può perdere il lavoro.
    3. Si può perdere la salute per malattia transitoria o permanente
    4. come anche si può perdere l’abilità in seguito ad un incidente.
    5. Si può perdere il proprio ruolo sociale con il pensionamento o quello familiare in seguito a cambiamenti del nucleo familiare come la crescita dei figli.

    Ognuno di noi ha vissuto un’esperienza di perdita nella vita. Sappiamo quanto è difficile superare quel momento in cui sappiamo che non avremo più qualcosa a cui siamo tuttora molto legati. Il dolore è una componente inevitabile della perdita ed è indice del legame esistente tra noi e ciò che abbiamo perso.

    Auspichiamoci quindi di sentire dolore se perdiamo qualcosa o qualcuno con cui abbiamo un vincolo, indica che siamo in grado di stabilire relazioni profonde e di attuare scambi significativi al loro interno.

    Può tuttavia essere auspicabile non sostare eccessivamente nei sentimenti di lutto perché questo ci impedisce di progredire, portare avanti i nostri progetti, creare nuovi legami e in definitiva di evolvere.

    Ecco alcuni punti che possono aiutare nel momento in cui affrontiamo una perdita:

    1. accettare il dolore è il primo passo per tollerarlo e trovare modi per conviverci; più siamo impegnati a scacciarlo e più si rinforza un braccio di ferro che ci vede sempre più concentrati sul dolore e sempre più impantanati. Prendiamoci dei momenti in cui sfogare il nostro dolore e metterci in contatto con esso in modo profondo: si crea così un effetto catartico di liberazione del dolore e delle tensioni ad esso correlate.
    2. pensare alla vita come ad un fiume sul quale incontriamo persone che vanno e vengono, come sui canali di Amsterdam, ci aiuta a comprendere ed accettare che nulla è eterno e che il tempo speso con persone che amiamo è prezioso ma limitato.
    3. ascoltare con prudenza i sensi di colpa che inevitabilmente affiorano è un buon modo per non sostare nel pantano del lutto. I “potevo, dovevo, volevo” sono distruttivi per la nostra psiche e sono un modo per autopunirci in un momento in cui crediamo di meritare un castigo. Pensiamo piuttosto a ciò che meritiamo, a quello che ci siamo guadagnati ed a ciò che potrebbe lenire un po’ la nostra sofferenza perché chiunque soffra ha diritto a sentirsi meglio.
    4. attingere all’eredità che ci ha lasciato la persona o la situazione che ora non c’è più in modo da riconoscere e ricordare ciò che è rimasto in noi dall’esperienza che si è conclusa: ricordi, sentimenti, modi di pensare… tutto ciò che abbiamo saputo carpire da ciò che non c’è più è comunque in noi e reterà nostro.
    5. creare nuove abitudini che mantengano il legame con ciò che è perso ma che rappresentino una novità è un passaggio fondamentale per evolvere ed andare oltre alla perdita. Mantenere le vecchie abitudini è rischioso perché rinforza il legame doloroso con qualcosa/qualcuno che non c’è più negando l’evento luttuoso “come se non fosse successo niente”. Cambiare totalmente abitudini del tutto slegate da ciò che era è un’altra negazione sia di ciò che è accaduto sia del legame che c’era.

      Dott.ssa Griffini Barbara
     
  • Rapporti interfamiliari

    Inviata da Sissy&Bell. 26 Gennaio 2016 

    rapporti interpersonaliLa mia famiglia non tollera, per vari motivi, il padre di mia figlia, nonostante molte peripezie io l'ho voluto al battesimo della bambina (ovviamente) e loro hanno detto che non sarebbero venuti, alla fine sono venuti solo i miei genitori e i miei nonni materni. La famiglia di mio padre si è completamente dissociata e non solo non è venuta in chiesa, non sono venuti nemmeno alla ''festa'' per la bambina, dove comunque il padre non c'era perché era a casa dei miei genitori. Mi hanno portato i regali due giorni prima e io ho ringraziato...anche se li ho aperti il giorno del battesimo. Nonostante tutto il giorno del battesimo loro non si sono fatti né vedere né sentire nemmeno una chiamata per dire auguri (abitiamo uno sopra l'altro) e adesso mi viene rimproverato di non aver ringraziato dopo aver scartato i regali. Mi sento per l'ennesima volta in colpa. Credete che sia giusto il loro ragionamento?

     

    Buongiorno Sissy&Bell, le famiglie spesso sono un concentrato di dinamiche, trascorsi e vissuti emotivi stratificati e, a volte, contorti. Ognuno può sentirsi nel giusto assumendo la posizione che ritiene più opportuna. A volte a noi non resta che accettare le decisioni degli altri i quali, così come lo siamo noi, sono liberi di scegliere ciò che ritengono più opportuno. Può capitare purtroppo che le prese di posizione di altri complichino le cose, come nel suo caso. 

    Lei però parla di senso di colpa e di questo deve liberarsi: anche lei in passato avrà fatto le sue scelte in base a ciò che lei riteneva giusto per sè ed opportuno. Se i parenti non hanno gradito le sue decisioni per diversità di vedute è necessario accettare questa loro posizione, come pure la sua. Questo non vuol dire che lei deve smettere di essere disponibile: gli inviti agli eventi della sua famiglia potranno continuare ad essere estesi ai parenti tutti, i quali saranno liberi di accettare o meno. 
    Il centro delle sue decisioni dovrebbe però essere sua figlia: per i bambini è importante sentire i genitori presenti quindi è bene che lei ed il padre di sua figlia siate presenti anche negli eventi di famiglia. Spetterà poi agli altri parenti decidere se vogliono partecipare o no: non cerchi di tutelare gli adulti privando sua figlia dei suoi diritti. 
    Cordialmente, Griffini dott.a Barbara

    Pubblicato 27 Gennaio 2016

    Domande e risposte ; pubblicate su guidapsicologi.it   per una domanda personale contattami Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.


La famiglia. Eravamo uno strano piccolo gruppo di personaggi che si facevano strada nella vita condividendo malattie e dentifrici, bramando gli uni i dolci degli altri, nascondendo gli shampoo e i bagnoschiuma, prestandoci denaro, mandandoci a vicenda fuori delle nostre camere, infliggendoci dolore e baci nello stesso istante, amando, ridendo, difendendoci e cercando di capire il filo comune che ci legava.

(Erma Bombeck)

Psicologa Psicoterapeuta Griffini Barbara             Riceve presso lo studio di  Parma e Pontetaro
Mobile 347 4156734 - griffini.ba@gmail.com

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